Pip: Benvenuti a Blogobucco, dove si coltiva origano, si combatte con i massi e si tiene il blog da dodici anni con la stessa ostinata passione con cui si tiene una Panda 4×4 su strade che la Panda 4×4 non dovrebbe percorrere.
Mara: Cataldo ci porta questa settimana dentro tre territori: l'identità e la storia del blog, il paesaggio locale tra incendi e sentieri, e l'orto con le sue piante spontanee. Partiamo dall'inizio — da cosa è e perché esiste Blogobucco.
Il blog, la montagna e chi la racconta
Pip: La domanda che apre tutto è semplice: perché scrivere? E la risposta che emerge dal post "Blogobucco" non è strategica, non è commerciale — è quasi biologica.
Mara: Il testo lo dice senza giri di parole: "Scrivere mi aiuta a sentirmi vivo e a mantenere la mente attiva. Dopotutto, il blog è sempre stato una mia grande passione, anche se vissuta a corrente alternata; con WordPress, ormai, siamo sul web da più di dodici anni."
Pip: Dodici anni a corrente alternata significa che il progetto è sopravvissuto a se stesso più volte. E "Storia del blog" ricostruisce esattamente quella traiettoria: da un sito gratuito su Tiscali, passando per un attacco hacker che ha distrutto il database, fino all'attuale longobucco.blog.
Mara: Il motto che guida tutto, citato in "Storia del blog", è: "La montagna non deve morire." Non è uno slogan di marketing — è la rotta dichiarata fin dal primo giorno, il criterio con cui viene scelto ogni articolo scritto, ogni camminata raccontata.
Pip: E poi c'è la svolta tecnologica: Gemini che rimodella i testi, il vicino allevatore che scatta le foto, le capre che spuntano da ogni parte come un esercito. Un blog agricolo che usa l'intelligenza artificiale e ringrazia D.S. per le fotografie — il contrasto più onesto del web rurale italiano.
Mara: È un progetto che nasce esplicitamente per custodire la memoria di un'agricoltura che il vicino definisce "disperata" — ma che il blog stesso descrive come "immensamente ricca di storia, natura e cultura."
Pip: Quella tensione tra disperazione e ricchezza è forse il cuore del blog. Vale la pena tenerla a mente mentre si guarda al territorio che lo circonda.
Fuoco, sentieri e territorio da riscoprire
Pip: Il paesaggio locale in questo periodo non è solo da ammirare — è anche da difendere. Il post "Incendio a Longobucco" documenta due giorni di fuoco sul territorio.
Mara: La voce del post è diretta e riconoscente: "È davvero rassicurante quando la prontezza e la professionalità di chi gestisce situazioni critiche riescono a fare la differenza. L'abilità e la freddezza dei piloti e del personale, in particolare durante manovre d'emergenza o imprevisti, richiedono un addestramento notevole."
Pip: Questo significa che l'elicottero ha domato l'incendio, e che il blog lo racconta con gratitudine esplicita — non come cronaca distante, ma come evento vissuto da vicino.
Mara: È lo stesso territorio che il post "Trekking sensoriale a Longobucco" invita a percorrere a piedi: un itinerario ad anello dal centro di Longobucco fino al cimitero, tra strade sterrate, felci, origano selvatico, castagni e animali al pascolo.
Pip: Un percorso che attraversa esattamente i luoghi che l'incendio ha minacciato. Camminare lì adesso ha un peso diverso.
Mara: Difficoltà medio-facile, consigliano stivali alti per l'erba e scorta d'acqua. Il territorio è accessibile — bisogna solo volerlo raggiungere. E nell'orto, intanto, il lavoro non si ferma mai.
L'orto, la lavanda e i ritmi della natura
Pip: Tra i post sull'orto emerge un tema ricorrente: la natura non segue le nostre tabelle di marcia, e chi lavora la terra lo impara ogni anno da capo.
Mara: "Origano 2026" lo dice con chiarezza: le piogge primaverili abbondanti hanno favorito la vegetazione spontanea, che ha letteralmente coperto e soffocato l'origano. La soluzione adottata è stata estrema — far pascolare le pecore del vicino per pulire il terreno, sacrificando il raccolto di quest'anno per proteggere quello del prossimo.
Pip: Nel frattempo, "Sassolino" racconta l'orto giorno per giorno: origano raccolto, fragole salvate dalla siccità, fagioli in buone condizioni, quattro patate mature — e un masso enorme che nessuno avrebbe tentato di spostare se ne avesse immaginato le dimensioni.
Mara: E poi c'è "Talee di lavanda": un tentativo di riprodurre la Lavandula stoechas, la lavanda selvatica con le brattee viola, che per anni ha vissuto nel terreno ma è stata in parte distrutta dal pascolo dei cavalli. Il momento giusto per le talee è fine estate — esattamente adesso.
Pip: Terra, animali, stagioni e qualche masso di troppo. Il prossimo episodio vedrà cosa è attecchito.
Mara: La montagna non deve morire — e il blog continua a dimostrarlo, tra un incendio domato, un sentiero da percorrere e una talea di lavanda da aspettare.
Pip: La prossima volta vedremo se la lavanda attecchisce. E se la Panda 4×4 sopravvive alla carreggiata.



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