Testo rimodulato da gemini.

Perché l’origano?
La risposta è semplice: **non ho abbastanza acqua**.
Da me l’acqua è una risorsa preziosa, da sempre riservata esclusivamente agli ortaggi. Tutti i miei alberi da frutto non ne vedono nemmeno una goccia. Serviva una pianta tenace, capace di sfidare la sete.

Dieci anni fa, quando iniziai a parlare di origano a Longobucco, la situazione era diversa: in tanti lo raccoglievano dai campi per venderlo e molti altri se lo

procuravano da soli. Oggi lo scenario è cambiato: i fruttivendoli lo acquistano già confezionato da aziende dei dintorni perché quello locale va a ruba e finisce subito.

È un investimento che vale ogni sforzo. Parliamo di una pianta dalla straordinaria rusticità, dal facile attecchimento e con costi di gestione ridotti praticamente al solo impianto iniziale. Per il materiale vegetale da propagare, poi, il problema non esiste nemmeno: ci hanno pensato i miei esperimenti nel corso degli anni.
Ho seminato e “spostato” l’origano in diversi angoli del mio terreno, osservando come reagisce alle diverse condizioni: dalle piante arse dal sole a quelle sempreverdi cresciute all’ombra. L’origano che coltivo oggi è una vera e propria sintesi della Valle del Trionto: un progetto nato prelevando le piante madre a varie altitudini e in diversi angoli della vallata.
A distanza di anni, un’alternativa migliore ancora non c’è.




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