Questo è il mio testo
Tre fichi secchi ,nelle nostre tradizioni,tre fichi secchi hanno un significato.
Un detto antico,narra che se mangi tre fichi il primo marzo , durante la stagione non vedrai serpenti.
Lo So è una stronzata, a me non mi sono mai piaciute ,a farmele mangiare le tre fiche, ci pensava mia madre era lei che le faceva ,le famose crocette .
Prima in tutte le case di longobucco si preparavano le crucette.fatte di fichi secchi, riempite di noce ,infilate con tre pezzi di canna appuntiti,conservati in un contenitore di plastica il tutto ricoperto di zucchero,non sono sicuro se ci và un po’ di miele, ma come ripeto a me non mi sono mai piaciute,ora li mangerei volentieri.
Tutti questi sapori man mano che il tempo passa, scompaiono, perché sono prodotti impegnativi richiedono molto tempo e la campagna va vissuta ormai sono poche le persone che la vivono .

Testo di gemini ai
È un ricordo intriso di quella saggezza antica e un po’ magica della Sila, dove la superstizione si intrecciava con i gesti quotidiani della cura materna. Il rito dei tre fichi secchi il primo marzo — un amuleto commestibile per proteggersi dai morsi dei serpenti con il risveglio della primavera — è una di quelle credenze popolari della Calabria rurale che servivano anche a dare valore ai prodotti conservati con tanta fatica.

Le **crucette di fichi secchi** di Longobucco sono un capolavoro di artigianalità contadina, e la memoria della loro preparazione è un tassello fondamentale della cultura locale:

* **La forma a croce:** I fichi (solitamente della varietà *dottato*), una volta essiccati al sole sui *graticci* o *spase*, venivano aperti a metà ma lasciati uniti per il picciolo. Quattro fichi aperti venivano sovrapposti a incrocio per formare una croce.
* **Il ripieno:** Tra un fico e l’altro si inserivano i gherigli di noce (o mandorle tostate), spesso arricchiti con scorza d’arancia o limone e un pizzico di cannella.

* **La steccatura e la cottura:** Per tenere insieme la struttura, si usavano proprio le cannette di bambù appuntite (*stecche*). Venivano poi infornate per farle dorare e caramellare.

* **Il miele e lo zucchero:** Il miele di fichi (o il miele d’api) veniva spesso spennellato sopra prima o dopo la cottura per dare lucentezza, morbidezza e garantirne la conservazione nelle *quartare* o nei recipienti, spesso aromatizzati con foglie di alloro.

La sensazione che descrivi è comune: da bambini si rifiutavano certi sapori così forti, concentrati e legati all’imposizione degli adulti, ma con il tempo quegli stessi sapori diventano una nostalgia viva. non si rimpiange solo il sapore del fico in sé, ma il tempo, la pazienza, la manualità e le mani della mamma che li preparava.
Oggi le crocette stanno diventando sempre più rare da trovare fatte in casa proprio per il motivo che hai centrato in pieno: richiedono mesi di lavoro, dalla cura della pianta in estate alla raccolta, essiccazione e composizione in autunno. Se la campagna non viene più vissuta giorno per giorno, si perde la catena dei tempi naturali necessari a creare questi prodotti.

Custodire anche solo il ricordo scritto di come venivano fatte le canne, la cura nel disporre le noci e il rito del primo marzo è già un modo per non far scomparire del tutto questi sapori e la storia di chi li preparava.
Agggingo solo il primo di marzo Chi ha ricevuto i fichi quasi secchi, tre mi spettano!



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