Due lunghissimi giorni. Per chi ha la terra nel sangue, il distacco è una vera e propria crisi d’astinenza: un richiamo ancestrale che inizia a farti fremere le mani.
La mia missione era iniziata due giorni fa con il recupero delle scorte: cataste di legna da ardere da stoccare nel magazzino, il carburante fondamentale per domare il freddo al ritorno al campo base. Ieri, poi, i cieli si sono aperti e una pioggia battente ha bloccato ogni avanzata. Ma oggi basta. Nonostante un freddo cane e un’aria glaciale che tagliava il viso, ho chiuso la porta di casa e mi sono lanciato nella mischia.

Prima tappa: rifornimento viveri. Nel frigo le scorte di frutta erano a zero. Un tempo ne mangiavo pochissima, quasi la ignoravo;

oggi, la frutta che conquisto sul campo la divoro tutta. C’è però una regola d’oro prima dell’imballaggio e del trasporto: un controllo qualità spietato. Nessuna mela o pera marcia deve superare la selezione e contaminare il carico.
Con il bottino al sicuro, sono passato all’azione vera e propria:

il trapianto del Timo Limone. Ho individuato due aiuole strategiche, con il terreno già dissodato e pronto all’impatto.

C’era un’incognita non da poco: le previsioni danno pioggia imminente e le temperature sono in picchiata.

Il gelo potrebbe essere un nemico letale per le giovani piantine? Forse. Ma la terra chiama e chi non rischia non conquista. Ho piantato le radici nel suolo e sfidato il meteo.
La campagna è anche questo: un’avventura quotidiana contro gli elementi, dove ogni piantina messa a dimora è una piccola, grande vittoria.




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